Interrogazione parlamentare Centrale termoelettrica

18 04 2013

Interrogazione parlamentare – Per i deputati ed i senatori del M5S! Comitato
civico di San Giovanni rappresentato da Enzo Morreale, Marco Sacco,
AntonioTrotta.

L’interrogazione è Intergrabile studiando i tredici documenti ufficiali che
saranno allegati ai nostri parlamantari:  CENTRALE TERMOELETTRICA DI VIGLIENA
NELLA DEVASTATA AREA ORIENTALE DI NAPOLI

La documentazione è composta da:
N° 1 Esposto Centrale 12 giugno 2006
N° 2 Esposto Centrale 19 ottobre 2006
N° 3 Esposto Centrale 15 luglio 2008
N° 4 Esposto Centrale 15 ottobre 2008

Gli Esposti sono stati inoltrati alla Procura della Repubblica di Napoli. Il
primo esposto risale al mese di giugno del 2006, alcuni mesi prima erano
iniziati i lavori della nuova turbogas di Vigliena. L’ultimo esposto fu
inoltrato alla Procura il 15 ottobre del 2008 periodo della formale
“conclusione” dei lavori della centrale.
NON ABBIAMO MAI SAPUTO COME SI SIANO CONCLUSE LE EVENTUALI INDAGINI. SAREBBE
OPPORTUNO CHIEDERLO MEDIANTE L’INTERROGAZIONE E REPERENDO ANCHE GLI ATTI DELLA
PROCURA.

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al
Ministro dello sviluppo economico. – Per sapere – premesso che: la zona
orientale di Napoli si presenta attualmente come un triste agglomerato di
padiglioni industriali abbandonati e fatiscenti che attendono, invano, da
decenni, di essere destinati a nuovi usi, con l’intera area e il mare
antistante gravemente inquinati; si tratta di un’area vastissima a ridosso del
centro della città, ad altissima densità abitativa nel cuore di una spaventosa
conurbazione, sprovvista dei servizi più elementari e delle minime attrezzature
culturali, ricreative, turistiche, di spazi di aggregazione per i giovani e
devastata da decenni di industrializzazione altamente inquinante e pericolosa;
l’intero litorale, inoltre, di notevole valore paesaggistico, versa in
condizioni di degrado; i pochi tratti di spiaggia lasciati liberi da
insediamenti industriali sono attraversati da canali di scolo che costituiscono
vere e proprie fogne a cielo aperto che appestano il mare e rendono l’aria
irrespirabile; non a caso, l’intera area orientale era stata dichiarata zona
«ad alto rischio ambientale» dalla legge n. 426 del 1998 sugli interventi di
bonifica e di ripristino ambientale dei siti più inquinati d’Italia; l’allora
assessore all’Urbanistica del Comune di Napoli, Vezio De Lucia presentò, il 23
gennaio del 1996, il piano dell’amministrazione per l’area orientale: tutto il
litorale di San Giovanni venne indicato come ambito in cui prevedere
infrastrutture per il turismo e il tempo libero; si puntò molto su un aspetto
di grande rilievo: il recupero del rapporto con il mare «con la costituzione di
un sistema di attrezzature di livello urbano e territoriale oltre che a
servizio dell’intero quartiere, e il recupero del rapporto tra il quartiere e
il mare»; le attrezzature previste riguardavano «il settore della formazione
universitaria, anche al fine di anticipare e sostenere la riqualificazione
della zona orientale, e altre attività per i ragazzi, i giovani e, più in
generale, per il tempo libero»; si ridisegnava radicalmente, in tal modo, la
prospettiva del territorio in questione, con l’eliminazione della «darsena
petroli» e di tutti gli impianti inquinanti; nella darsena si propose di
realizzare un porticciolo turistico capace di contenere centinaia
d’imbarcazioni; le aree intorno alla darsena, che ancora oggi versano in un
incredibile degrado, invece dovevano essere riutilizzate per l’esecuzione di
infrastrutture di supporto e contribuire, con la qualità di tali opere, al
risanamento complessivo; il piano prevedeva anche lo smantellamento e la
bonifica dei circa 130 mila metri quadrati occupati per decenni dalla centrale
Enel di Vigliena, un grande spazio sul mare, ad esso sottratto, ricorrendo alle
colmate, in corrispondenza di un monumento nazionale come il Forte di Vigliena,
teatro di uno degli episodi più noti e significativi della Repubblica
napoletana del 1799, che attualmente versa in condizioni di abbandono ed è, in
parte, ancora coperto di detriti; è proprio dalla destinazione d’uso di questa
centrale che comincia l’inversione di tendenza che distruggerà l’intero piano
di riqualificazione della zona orientale; con la delibera del Consiglio
Comunale n. 137 del 22 luglio 2003, viene infatti accolta dal Consiglio
Comunale di Napoli l’osservazione n. 76 alla variante, presentata da Interpower
(oggi Tirreno Power S.p.a.), che reclama di continuare a mantenere, «a scanso
di equivoci», l’uso del sito; di conseguenza si delibera, in modo
inequivocabile, che a Vigliena deve essere costruita una centrale
termoelettrica a ciclo combinato, a pochi metri da grandi palazzi che ospitano
numerosissime famiglie di residenti del quartiere San Giovanni; in questi anni
si è molto discusso su come l’energia prodotta con il gas naturale sia, in
assoluto, tra le meno convenienti dal punto di vista dell’economia delle fonti
non rinnovabili, tanto da far dire all’attuale ministro Giuliano Amato, sulla
rivista Aspenia (n. 34, 2006, p. 30), che produrre energia elettrica con il gas
è «come accendersi le sigarette con biglietti da cento dollari»; ad ogni modo,
il Consiglio recepisce anche l’accordo di programma del 23 dicembre 2000 (tra
Regione Campania, Comune di Napoli, Autorità Portuale,
Capitaneria di Porto, Università Federico II, Ministero dei trasporti,
Ministero dei lavori pubblici, approvato con DPGRC n. 325 del 1 o marzo 2001,
che produrrà gli effetti della variante al PRG vigente); con l’accordo in
questione, si decide di realizzare il nuovo terminal di levante; nella
variante, don una formulazione rigidamente burocratica, si dice che negli spazi
lasciati liberi dalla vecchia centrale, che ammontano a circa 90.000 metri
quadrati, dovranno essere collocate «attrezzature pubbliche, in conformità a
quanto previsto nell’accordo di programma» prima menzionato; per effetto di
questa decisione, a Vigliena, lì dove in precedenza avevano stabilito di
«realizzare una struttura per lo spettacolo e il tempo libero, in particolare
dedicata ai giovani e alla musica», ci saranno invece una centrale
termoelettrica e migliaia di container, con tutti i disagi connessi ad un tipo
di attività del genere (ancora una colmata a mare, navi, gru, movimento di
automezzi pesanti, etc.); infatti la «Tirreno Power S.p.A.», nel giugno del
2004, ha attivato le procedure per costruire il nuovo impianto di Vigliena,
chiedendo ed ottenendo la non assoggettabilità alla procedura di VIA, ai sensi
dell’articolo 1, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri
n. 377 del 10 agosto 1988; tuttavia se è pur vero che suddetta legge preveda la
non assoggettabilità per «eventuali interventi di risanamento ambientale di
centrali termoelettriche esistenti, anche accompagnati da interventi di
ripotenziamento, da cui derivi un miglioramento dello stato di qualità
dell’ambiente connesso alla riduzione delle emissioni», tuttavia il comma 2
stabilisce che la VIA «… si applica altresì agli interventi su opere già
esistenti … qualora da tali interventi derivi un’opera con caratteristiche
sostanzialmente diverse dalla precedente …»; l’impianto in questione è
sostanzialmente diverso da quello precedente e costruito ex-novo: infatti la
vecchia centrale sarà completamente demolita e quella in costruzione la si sta
realizzando su uno spazio adiacente; ulteriore conferma emerge leggendo il
verbale della seduta del 25 maggio 2002 tenutasi nella ex circoscrizione di San
Giovanni a Teduccio; in essa un dirigente dell’allora «Interpower S.p.A.» – poi
divenuta «Tirreno Power S.p.A.» – dichiarò che per la centrale di Vigliena:
«… si tratta di costruire una centrale ex novo perché l’intendimento di
Interpower è quello di abbandonare i gruppi esistenti (tranne le opere minori)
e costruire radicalmente un impianto a ciclo combinato»; ed inoltre: «…la
valutazione di impatto ambientale è prevista dalla legge. Lei può realizzare la
centrale più pulita di questo mondo però, se fa un impianto di generazione,
deve assoggettarsi ad una VIA regionale o nazionale. Dunque, noi lo dobbiamo
fare perché lo prevede la norma»; pertanto, considerate le caratteristiche
dell’installazione di Vigliena, il cui progetto prevede che l’impianto sia
ricostruito di sana pianta, non poteva essere accolta la richiesta di
esclusione della procedura di VIA che deve essere invece fatta
obbligatoriamente: il punto in questione non è marginale poiché la VIA potrebbe
mettere in luce una incompatibilità della struttura con il territorio; si
aggiunga poi che trattandosi di un nuovo impianto, la Tirreno Power dovrebbe
pagare i contributi previsti dalla legge 23 agosto 2004, n. 239 articolo 1
comma 36; invece, spacciando la nuova opera per pseudo-riconversione la vecchia
centrale, riesce in tal modo ad eludere; sulla base dei documenti risulta
inoltre evidente che la procedura per la bonifica dei suoli non è avvenuta
secondo le disposizioni previste dall’autorizzazione del Ministero
dell’ambiente del 12 aprile 2005 in base alle leggi 9 dicembre 1998, n. 426,
decreto ministeriale 18 settembre 2001, n. 468, decreto ministeriale 25 ottobre
1999, n. 471; la citata autorizzazione del Ministero dell’ambiente dispone,
infatti, che: «… i lavori …potranno avere inizio soltanto dopo la
conclusione della procedura di caratterizzazione ed eventuale bonifica… nel
quadro… degli obblighi dettati dal decreto ministeriale n. 471 del 1999 …e
…soltanto in presenza della certificazione di avvenuta bonifica da parte
della Provincia di Napoli; con il decreto del Ministero delle attività
produttive del 18 maggio 2005 n. 55/01/2005, si conclude il procedimento
autorizzativo; il decreto in questione riporta – per ognuno dei soggetti
istituzionali interessati – le rispettive prescrizioni; desta stupore il fatto
che il Ministero dell’ambiente a distanza di un mese dalla definizione delle
sue prescrizioni (12 aprile 2005-18 maggio 2005) nel riconfermare formalmente
quanto già aveva deciso in precedenza precisa, contraddicendosi platealmente,
che: «…l’inizio dei lavori … non è in contrasto con le indagini necessarie
alla bonifica…»; in ogni caso lo stesso documento ribadisce che tutte le
operazioni di bonifica devono avvenire «sotto il controllo delle autorità
competenti»; durante i lavori di «messa in
sicurezza d’emergenza», svoltisi da aprile a luglio 2006, risulta, invece,
che dal cantiere di Vigliena, sono state rimosse ben 25.000 tonnellate di
materiale inquinato, senza l’effettuazione dei controlli previsti dal decreto,
che l’ARPAC avrebbe dovuto svolgere quotidianamente; in questo senso, dal di là
della riformulazione del Ministero dell’ambiente, i lavori svolti dalla Tirreno
Power si sono svolti nell’illegalità, cioè al di fuori della norma e senza
osservare quanto disposto dall’articolo 12 comma 2 del decreto ministeriale 471
del 1999 che affida alla Provincia il compito della certificazione, in assenza
della quale non si sarebbe potuto procedere; si registrano gravi inadempienze
anche sul versante dei mancati controlli e della comunicazione tra i diversi
soggetti deputati a garantire il regolare svolgimento di tutte le operazioni di
bonifica e di messa in sicurezza del «sito d’interesse Nazionale»; si evince
tutto ciò dalla relazione dell’ARPAC inviata all’Assessorato all’Ambiente del
Comune di Napoli in data 7 agosto 2006 (prot. n. 966); difatti, sebbene nel
cantiere di Vigliena già a gennaio del 2006 la Tirreno Power lavorasse
alacremente, l’agenzia preposta alla protezione dell’ambiente, dichiara
testualmente nella relazione inviata in assessorato nel mese di agosto: «dagli
atti in nostro possesso risulta che delle … fasi procedurali sia stata
completata solo quella di caratterizzazione…» e che «i certificati analitici
dei suddetti campioni … saranno, a breve, trasmessi al ministero ed agli
altri Enti …… non ci risulta che il Ministero dell’ambiente abbia approvato
il “Progetto Preliminare di Bonifica” ed il conseguente “Progetto Definitivo di
Bonifica” elaborati previsti dal decreto ministeriale n. 471 del 1999… non ci
risulta, pertanto, che attualmente siano stati eseguiti lavori di bonifica»; il
fatto grave è che da questo documento risulta evidente che l’ARPAC, nonostante
fosse di sua competenza, non era a conoscenza dei lavori che si stavano
eseguendo a Vigliena; come si può in buona sostanza comprendere, dalla
relazione emerge che gli interventi di bonifica dell’area interessata non
potevano, e non possono, essere effettuati senza espletare tutti i passaggi
previsti dalle procedure, e senza ottenere le specifiche autorizzazioni.
Quindi, non si potevano e non si possono assolutamente eseguire i lavori per la
costruzione della nuova centrale poiché è evidente che manca il presupposto
fondamentale: la certificazione di avvenuta bonifica rilasciata dalla
Provincia; dalla lettura della relazione dall’ARPAC, si legge anche che: «il
“soggetto obbligato” ha comunicato agli Enti interessati di aver eseguito
interventi di “messa in sicurezza d’emergenza”, autorizzati dal Ministero
dell’ambiente in sede di Conferenza di Servizi istruttoria del 26 gennaio 2006,
per i quali questo Dipartimento Provinciale eseguirà attività di verifica a
seguito di delega da parte del Comune di Napoli…»; per il Ministero
dell’ambiente quella dell’ARPAC è una presenza fondamentale per l’esecuzione
del progetto. Esso impone nel decreto al soggetto promotore che: «…Dovranno
essere inoltre specificati in dettaglio i movimenti di terra, la destinazione
dei materiali di scavo ed il piano di smaltimento dei rifiuti… Tutto ciò …
sotto il controllo e con modalità da concordare con l’ARPA Campania…»; non si
comprende come sia possibile che l’ARPAC, in data 7 agosto 2006, dichiari che
«eseguirà le attività di verifica» «a seguito di delega del Comune», è non
abbia invece già eseguito, come avrebbe dovuto, i relativi controlli, preso
atto che i lavori erano stati avviati già dal gennaio 2006; dalla lettura del
verbale dell’ARPAC emerge inoltre che l’azienda ha dichiarato in modo
unilaterale che durante le attività di «messa in sicurezza d’emergenza», dal
cantiere di Vigliena, sono state rimosse ben 25.000 tonnellate di materiale
inquinato. (cod. C.E.R. 191301, 24.752 tonnellate – cod. C.E.R. 191302, 98
tonnellate); questi lavori si sono svolti da aprile a luglio 2006, senza i
control imposti dallo stesso decreto conclusivo; in tal senso, come l’avvio dei
lavori ha determinato considerevoli problemi alla salute di numerosi residenti
del quartiere, soprattutto bambini, i quali oltre a lamentare fastidi agli
occhi, hanno avuto soprattutto difficoltà respiratorie; in particolare, da
quando sono stati avviati i lavori di scavo e sono stati smantellati (gennaio-
giugno 2006) i serbatoi che contenevano le scorte di olio combustibile
necessarie ad azionare le turbine della vecchia centrale termoelettrica, si
sono levati miasmi insopportabili che hanno reso l’aria irrespirabile e molti
cittadini sono stati addirittura costretti a recarsi presso unità di pronto
soccorso per la diagnosi del caso, come evidenziato nel recoconto giornalistico
pubblicato in data 30 giugno 2006 dal quotidiano Corriere del Mezzogiorno;
inoltre anche le prescrizioni del Ministero peri beni e le attività culturali
risultano palesemente violate; infatti il decreto del Ministero delle attività
produttive del 18 maggio 2005 n. 55/01/2005
all’articolo 2 dispone: l’«… autorizzazione è, altresì, subordinata al
rispetto delle seguenti prescrizioni formulate dalle Amministrazioni
interessate…»; in particolare, quelle del Ministero per i beni e le attività
culturali richiedono: la redazione di un progetto di «…riqualificazione
paesaggistica dell’area; … la valutazione …. sull’opportunità che le aree
dimesse e l’antistante darsena non siano occupate da strutture a carattere
industriale/commerciale; la modifica e l’aggiornamento del protocollo d’intesa
sottoscritto in data 8 giugno 2004 tra Regione Campania, Provincia di Napoli e
Comune di Napoli; la modifica e l’aggiornamento del protocollo d’intesa
sottoscritto con l’Autorità Portuale in data 19 dicembre 2003 relativo
all’ipotesi di ampliamento della banchina porta-containers antistante la
centrale»; nulla di tutto questo, allo stato attuale, si è realizzato; nel
contempo invece cresce tra gli esperti e gli organi preposti al controllo
dell’ambiente, la preoccupazione per il degrado e l’inquinamento dell’aria
nella città di Napoli: è stato presentato a Roma il 18 gennaio 2007
dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente, alla presenza del Ministro,
Alfonso Pecoraro Scanio, il III Rapporto APAT sulla Qualità dell’Ambiente
Urbano; sulla specifica realtà napoletana si legge nel rapporto che l’ing.
Michele Macaluso, Direttore dell’Agenzia Napoletana Energia e Ambiente (ANEA)
afferma: «Napoli risente moltissimo della concentrazione automobilistica e dei 
motocicli su un’area molto ristretta. Oltre al traffico, Napoli ha una centrale 
elettrica, presente nell’area urbana, che è stata da poco convertita all’uso 
del metano e che incide notevolmente sull’inquinamento atmosferico della 
città»; le affermazioni dell’ing. Macaluso, per l’autorevolezza della fonte, ci
allarmano molto poiché egli mette in chiaro che, nonostante la centrale già
usasse il gas naturale e non l’olio combustibile, ha potuto appurare che essa
ha inciso «notevolmente» nella produzione dell’inquinamento atmosferico della
nostra città; va precisato che la centrale, nel periodo richiamato dall’ing.
Macaluso, ha prodotto energia elettrica con un unico elemento, sui tre
disponibili, per una potenza di 130 MW mentre la nuova centrale a regime
produrrà 400 MW; dall’inizio dell’anno nella città di Napoli dono stati più di
trenta i superamenti della soglia fissata dalla legge per quanto concerne le
polveri sottili. Si badi bene che dall’inizio dell’anno la centrale è spenta;
diventa doveroso chiedersi quali conseguenze avrebbe l’entrata in funzione a
regime della centrale sulla qualità dell’aria, tenendo presente che se è pur
vero che il modello di centrale in questione abbatte in modo drastico la
produzione di Pst, tuttavia la stessa non è affatto esente dalla produzione
proprio delle polveri sottili cioè di PM10, PM2,5, che purtroppo hanno una ben
maggiore rilevanza sulla salute: come denunciato dal prof. Gennaro D’Amato
segretario generale della società italiana di malattie respiratorie in
un’intervista pubblicata sul quotidiano Il Mattino del 30 novembre 2006, già
allo stato attuale la città di Napoli vive – proprio in materia di inquinamento
da polveri sottili – una situazione ancora peggiore rispetto ad altre
metropoli, come Londra o Milano; oltre all’aria, anche il contesto territoriale
risulta appesantito dalle scelte urbanistiche diametricalmente opposte a quelle
delineate nei primi anni novanta, che non solo deturpano l’ambiente ma
costituiscono anche un grave rischio per il territorio; quotidianamente nella
darsena petroli di Vigliena si scaricano tonnellate di carburante e milioni di
metri cubi di gpl; praticamente ciò avviene a poche centinaia di metri dagli
insediamenti abitativi e a poche diecine di metri dalla centrale; l’11 dicembre
del 2006 è stato firmalo un protocollo d’intesa tra Regione Campania, Comune di
Napoli, Napoli Orientale S.c.p.a., Kuwait Raffinazione e Chimica S.p.A.;
l’accordo in questione prevede la permanenza di dette attività per almeno altri
venti anni. Ciò significa che la darsena petroli, ubicata a Vigliena, resterà
in funzione per analogo periodo; per effetto degli accordi stipulati di recente
tra enti locali e petrolieri si continueranno a scaricare tonnellate di
carburanti nella darsena per almeno altri venti anni. Su questo punto appare
utile precisare che quando fu presa la decisione di autorizzare la costruzione
della nuova centrale, non si era previsto che si continuasse a svolgere
un’attività cosi pericolosa; a poche decine di metri dalla centrale e da altre
attività inquinanti si insedieranno le facoltà universitarie (area ex Cirio);
si stima che, per effetto di questa scelta, la popolazione, studentesca e non,
raggiungerà quota 22.000 presenze; inoltre l’amministrazione ha approvato
diversi progetti che prevedono la realizzazione di alcune centinaia di alloggi
sempre nello stesso ambito. In pratica, migliaia di nuovi residenti si
insedieranno nel bel mezzo di attività pericolose, aumentando ulteriormente i
fattori di rischio -: se
non ritenga opportuno revocare l’autorizzazione alla costruzione della
centrale di Vigliena alla luce del mancato rispetto delle prescrizioni previste
dal decreto del Ministero delle attività produttive del 18 maggio 2005 n.
55/01/2005; se non ritenga opportuno sospendere i lavori per porre in essere
una adeguata bonifica dei suoli secondo le procedure previste dalla legge 468
articolo 7 comma 2 del 18 settembre 2001, e dall’articolo 12 del decreto
ministeriale del 25 ottobre 1999; se non ritenga infine opportuno disporre una
adeguata e necessaria Valutazione di Impatto Ambientale, tenendo conto che si
pretende di costruire una centrale a turbogas in un centro densamente abitato,
con tutti i problemi e i rischi sopraesposti, e in un contesto ambientale già
appesantito dalle decisioni urbanistiche sopravvenute negli ultimi anni.(4-
04336

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